Nel 1950 Pasolini si trasferisce a Roma; ed è proprio questa nuova città a fornirgli una nuova patria che sostituisca Casarsa , dandogli la possibilità di scoprire un nuovo mondo in cui proiettare i suoi miti : il sottoproletariato e le borgate.
Roma quindi è un passaggio chiave dell’ attività artistica di Pasolini da cui ha origine le triologia di romanzi “Ragazzi di vita” “Una vita violenta” e “Alì dagli occhi azzurri”.

In ragazzi di vita la narrazione , è fortemente contaminata dal dialetto romanesco e dall’ italiano , il che denota in Pasolini un interesse sia per le potenzialità linguistiche del dialetto romano che una particolare attenzione per la narrativa realistica. L’ uso del dialetto si ritrova nei dialoghi tra i personaggi , mentre per le descrizioni e per i paesaggi Pasolini ricorre ad uno stile alto , letterario , dai toni lirici.
Questo accostamento dialetto-lirica rappresenta il tentativo dello scrittore di descrivere il degrado delle borgate come innata purezza , in realtà il risultato è una stridente contraddizione che poco si avvicina all’intento che Pasolini si era preposto.
Il romanzo si sviluppa in otto capitoli , collegati dalla ricorrenza di alcuni personaggi , come Riccetto , e collegati dalla rappresentazione metaforica del fiume in cui si ritrovano prima o poi tutti i protagonisti , fiume come metafora dello scorrere del tempo: come la vita così il fiume scorre verso un’ unica direzione , e il destino dei personaggi si fa comune.
La narrazione dunque più che una vera e propria storia, racconta i furti notturni del Caciotta, del Lenzetta, del Riccetto, il suicidio di Amerigo terrorizzato dal carcere e dall’arresto, la tragedia di Genesio, scomparso nel fiume di fronte ai suoi fratelli. La descrizione dei personaggi, tende a definirli in dei personaggi tipo, attraverso i quali lo scrittore delinea una più vasta realtà: i giovani delle borgate rappresentano un mondo fuori dalla storia, un mondo naturale, innocente nonostante la trasgressione poiché spinti dalla lotta per la sopravvivenza.

“Una vita violenta” rispetto al primo romanzo è meno contraddittorio e più ragionato, il tema della narrazione è comunque la condizione delle borgate romane anche se la struttura è diversa: la trama è ben articolata in dieci capitoli e divisa in due parti. Il protagonista della narrazione è Tommaso, che arriva, attraverso le sue esperienze, ad acquisire piena coscienze di se sentendo la necessità di un riscatto morale e psicologico, che egli vede nell’ideologia politica. Egli però non può riscattarsi, come fosse condannato ad una condizione inferiore innata e insuperabile; la morte lo strappa alla vita, morte che diviene metafora di una esistenza già scritta dal peso sociale , morte come fine di illusioni troppo grandi. Il finale è comunque consolatorio, poiché risalta la figura di un eroe positivo.
In questo romanzo Pasolini aderisce pienamente alla poetica naturalistica, la borgata si trasforma da mondo vergine di passioni viscerali a oggetto di una descrizione fedele. Pasolini abbandona il mito, per arrivare alla realtà storica causa del vuoto esistenziale dell’uomo.