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La morte di Pasolini, fu uno schock per l'Italia degl'anni
70, e fu ancora di più una grossa perdita per
il contesto culturale e letterario di quegl'anni. I
giornali di allora riportavano i commenti di chi lo
aveva conosciuto, amato, odiato, e semplicemete ammirato;
commenti increduli confusi e divisi tra chi vedeva la
morte di Pasolini come la vendetta delle allora forze
di destra, e chi vedeva nello strazio finale del poeta,
le stesse storie da lui raccontate: Pier Paolo come
Tommasino, come Accattone o come Ettore, morto perchè
colpevole di non appartenere alla società moderna.
Tra le varie interviste, inteventi televisivi di coloro
che lo anno conosciuto, molto forte emerge il film di
Marco Tullio Giordana: Un delitto italiano. Nel film
si narra la morte di Pasolini, in tutti i suoi aspetti
lasciando aperta la conclusione che ancora oggi è
preferibilmente ignorata da molti.
Documenti reali e narrazione cinematografica ricostruiscono
l'ultima sera di Pasolini: il suo incontro con uno dei
tanti ragazzetti di borgata che si prostitutivano per
racimolare soldi, Pino Pelosi detto il Rana; e poi il
ritrovamento del corpo all'idroscalo di Ostia nella
notte tra il 2 e il 3 novembre 1975, un corpo irriconoscibile
quasi, massacrato di bastonate inflitte con tanta violenza
da far pensare alla mano di più persone e non
solo a quella del ragazzetto minorenne che si appartò
con Pasolini quella sera. Questo il nodo centrale del
film, le indagini svolte avvolte con superficialità
non proprio casuale, il dubbio di mandanti fascisti
dietro il massacro di Pasolini, le prove cancellate,
la troppa facilità con cui se la sarebbe cavata
un ragazzetto minorenne davanti alla giustizia, le reazioni
delle forze politiche ma soprattutto le reazioni dolorose
ed esasperate dei poeti, degli artisti e delle persone
comuni che lo avevano conosciuto.
Molto toccanti sono le immagini del funerale di Pasolini,
immagini vere e non filtrate dal regista, immagini che
mostrano l'anima poetica e letteraria dell'Italia, offesa
da una morte così ingiusta. Le parole più
belle che lascio qui a conclusione della mia tesina
sono le parole di Alberto Moravia, urlate con rabbia
durante il funerale dell'amico; credo siano le più
significative e sicuramente esprimono in poche parole
quello che Pasolini deve rappresentare per l'Italia
di oggi come quella di 25 anni fa , quando si spense
a cinquantadue anni .
"Abbiamo perso prima di tutto
un poeta, e di poeti non ce ne sono tanti nel mondo,
ne nascono tre quattro in un secolo, quando srà
finito questo secolo Pasolini srà tra i pochissimi
che conteranno come poeta. Il poeta dovrebbe essere
sacro...".
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