A un Papa
Dili
Le ceneri di Gramsci
Memorie
O me donzel

Da “Le ceneri di Gramsci”

LE CENERI DI GRAMSCI ( 3° strofa )

Uno straccetto rosso, come quello
arrotolato al collo ai partigiani
e, presso l’urna, sul terreno cereo,
diversamente rossi, due gerani.
Li tu stai, bandito con dura eleganza
non cattolica, elencato tra estranei
morti: Le ceneri di Gramsci…Tra speranza
e vecchia sfiducia, ti accosto, capitato
per caso in questa magra serra, innanzi
alla tua tomba, al tuo spirito restato
quaggiù tra questi liberi. (O è qualcosa
di diverso, forse , di più estasiato
e anche di più umile, ebbra simbiosi
d’adolescente di sesso con morte…)
E , da questo paese in cui non ebbe posa
la tua tensione, sento quale torto
qui nella quiete delle tombe e insieme
quale ragione nell’inquieta sorte
nostra tu avessi stilando le supreme
pagine nei giorni del tuo assassinio.
Ecco qui ad attestare il seme
non ancora disperso dall’antico dominio,
questi morti attaccati ad un possesso
che affonda nei secoli il suo abominio
e la sua grandezza: e insieme, ossesso
quel vibrare di incudini, in sordina,
soffocato e accorante dal dimesso
rione ad attestarne la fine.
Ed ecco qui me stesso… povero, vestito
dei panni che i poveri adocchiano in vetrine
dal rozzo splendore, e che ha smarrito
la sporcizia delle più sperdute strade,
delle panche dei tram , da cui stranito
è il mio giorno: mentre sempre più rade
ho di queste vacanze. nel tormento
del mantenermi in vita; e se mi accade
di amare il mondo non è che per il violento
e ingenuo amore sensuale
così come, confuso adolescente , un tempo
l’odiai, se in esso mi feriva il male
borghese di me borghese : e ora , scisso
con te il mondo , oggetto non appare
di rancore e quasi di mistico
disprezzo, la parte che ne ha il potere?
Eppure senza il tuo rigore , sussisto
perché non scelgo. Vivo nel non volere
del tramontato dopoguerra : amando
il mondo che odio nella sua miseria
sprezzante e perso per uno oscuro scandalo
della coscienza…

Pier Paolo Pasolini