La volontà espressiva di Pasolini è da considerarsi multiforme: egli però non si limita ad usare i codici espressivi, ma vi accompagna sempre la riflessione e la teorizzazione. Lo ha fatto sia per la parola che per l’immagine, affiancando saggi sul cinema a quelli sulla lingua e la letteratura.

Ma in che modo egli affronta ed interseca questi codici espressivi diversi, nel corso della sua vita?

L’attività di poeta si concretizza a Casarsa, durante la seconda guerra mondiale. La produzione di quegli anni è legata al dialetto friulano; la sua però non è solo una scelta formale, ma più propriamente ideologica: Pasolini soprattutto agli esordi abbracciò alcune teorie linguistiche di origine marxista, secondo le quali la lingua orale si identifica con la realtà e il popolo, mentre la lingua scritta rappresenta meglio la borghesia. Questo spiega come molti dei suoi versi egli li abbia scritti in lingue minori, ne è un esempio la prima raccolta poetica di Pier Paolo Pasolini “Poesie a Casarsa”.
Dopo la fuga obbligata dal Friuli, gli anni romani sono tutti dominati dall’uso della parola: romanzi poesie ma anche nella seconda metà degli anni 50, sceneggiatura. Importantissimi in questi anni, per il successo di Pasolini sono i due romanzi da lui scritti “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta”, che preannunciano già il cinema di Pasolini.

Come avviene dunque questo passaggio tra letteratura e cinema?
Alle soglie degli anni 60 Pasolini sentiva che la lingua letteraria della tradizione era giunta all’esaurimento ; per sfuggire alla crisi della parola minacciata dalla mediocrità di massa , cercò l’alternativa di un nuovo mezzo espressivo, non ancora contaminato di demagogia. La trovò nel cinema, che esclude l’utilizzo di un solo codice e che al contrario è aperto a più orizzonti ancora tutti da esplorare. Diceva lo stesso Pasolini: “il cinema non evoca la realtà come la poesia, non copia la realtà come la pittura, non mima la realtà come il teatro, il cinema riproduce la realtà di immagine e suoni, è semiologia naturale della realtà”. Il cinema diventa per Pasolini lingua scritta della realtà. Ed è proprio la rappresentazione della realtà il punto di incontro, e soprattutto il punto di arrivo, dei codici espressivi usati da Pasolini. Dalla poesia al cinema, l’intento di Pier Paolo Pasolini è quello di eliminare dalla realtà i diaframmi magici-simbolici, trasformandola in una piano sequenza incontaminato di banalità.