 |
Molti
sono i conflitti che dominano Pasolini come uomo nella
società moderna: primo fra tutti sicuramente
è il rapporto con la sociètà neocapitalista.
Pasolini ritiene il "potere" e il "consumo"
responsabili della perdita di valori morali e civili
nell'uomo moderno, e artefici dell'omologazione delle
diverse identità e ideologie nazionali. Pasolini
concepisce il neocapitalismo come una nuova forma di
fascismo dell'era del secondo dopoguerra, e riflette
su potere di questa nuova dittatura in moltissime opere
e film tra i quali "Transumanar e organizzar",
"La nuova gioventù", "Lettere
luterane" e "Le mura di Sana".
Da queste opere emerge il senso di colpa interiore che
vive Pasolini, ad esempio nel rapportarsi con le nuove
generazioni povere di idee e di spirito politico, egli
si sente responsabile in quanto padre della storia moderna,
della mediocrità dei figli di oggi.
Nel film "Le mura di Sana" Pasolini arriva
ad affermare che vi sono più danni evidenti nella
dittatura del consumismo che non nel fascismo della
seconda guerra mondiale.
Questa ossessione per il potere e il consumo lo portano
anche alla scontro con la storia e il pensiero marxista,
egli è combattuto tra l'amore per il mondo puro
e incontaminato delle borgate e l'ideologia marxista
che ne propone un recupero sociale, e quindi indirettamente
una contaminazione.
Pasolini si scontra inoltre con le istituzioni politiche
e religiose nascoste dietro la morale e il perbenismo
che in realtà sono solo lo strumento attraverso
il quale esercitano il loro potere sulle masse.
Di natura più strettamente personale è
il conflitto che Pasolini vive con la sua omosessualità,
egli non ne va orgoglioso e lo sente come un peso esistenziale
che lo rende diverso anche a se stesso. Egli avrebbe
voluto essere come gl' altri ma, probabilmente l'odio
represso per il padre e l'amore sviscerato per la madre
lo portano a rifiutare il sesso femminile come esperienza
sentimentale e sessuale. La società di quegl'anni
inoltre non rese le cose più semplici, l'omosessualità
era vista come una vergogna, come una deviazione mentale.
La morte di Pasolini nella notte tra il due e il tre
novembre del 1975 sembra quasi essere la metafora dei
conflitti che lo tormentarono tutta la vita, e che trovano
riscatto solo nella morte, come fosse protagonista egli
stesso di un romanzo simile ad "Una vita violenta".
|