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Pasolini
inizia la sua carriera di regista nel 1960. Alle spalle
ha qualche esperienza come sceneggiatore e come comparsa
in piccoli film. Dal punto di vista del linguaggio e
della tecnica cinematografica, egli però è
completamente analfabeta.
Questo (è lo stesso Pasolini a dirlo) gli permette
di affrontare in modo naturale e incondizionato, un
sistema di comunicazione di massa molto più forte
della letteratura, già travolto e malformato
dalla società borghese privilegiata e omologatrice.
Il suo cinema quindi, anche se tecnicamente sgrammaticato,
può permettersi di distaccarsi dal contesto cinematografico
di queglanni specialmente da quello neorealista
con cui spesso viene confuso.
Inoltre il cinema di Pasolini può porsi come
denuncia sociale e soprattutto politica, contro lo strapotere
della società del consumismo, che è attento
al profitto di pochi e ignora la miseria di molti. Questa
denuncia politica che era già dominante nella
letteratura di Pasolini e che dal 1960 si ripropone
fortemente nel cinema, sarà la causa di tantissimi
processi ai danni di Pier Paolo Pasolini, processi per
oscenità, vilipendio alla religione di stato
e tanti altri, a dimostrazione di un impronta avvolte
troppo cruda ed esasperata da parte di Pasolini nel
polemizzare con il mondo e un altrettanta cruda
ed esasperata risposta da parte delle forze al potere,
che preferivano nascondersi dietro la morale e il perbenismo,
piuttosto che confrontarsi con una realtà vera
tanto quanto Pasolini la raffigurava.
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