1961 Accattone
1962 Mamma Roma
1964 Il Vangelo secondo Matteo
1965 Uccellacci uccellini
1968 Teorema
1969 Medea
1970 Il Decameron

UCCELLACCI E UCCELLINI
Scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini (1965)

La vicenda: la prima scena mostra una luna diurna sbiadita su cui passano alcune nuvole. Su questa immagine sentiamo i commenti cantati da Domenico Modugno.
Subito dopo compaiono i due personaggi principali, Innocenti Marcello detto Totò e Innocenti Ninetto, che percorrono una strada desolata e assolata della periferia di Roma, verso una meta ignota. I due comminando, riflettono sulla povertà e sulla tragedia che vive il povero che non avendo nulla da perdere passa da una morte all’altra, cioè dalla miseria alla morte. Improvvisamente, sulle note del canto partigiano “Fischia il vento”, compare sulla scena un corvo, che i sottotitoli ci dicono essere un intellettuale di sinistra prima della morte di Togliatti. Questo corvo parlante, che assomiglia alla figura del grillo parlante di Pinocchio, viene dal paese di Utopia; dopo essersi presentato, il corvo inizia a raccontare una storia ai due protagonisti, accompagnandoli nel loro cammino.
La storia che il corvo racconta parla di uccellacci e uccellini ed è ambientata sette secoli addietro, nella comunità si San Francesco dove si trasferisce momentaneamente la narrazione del film; qui San Francesco che ha appena finito di evangelizzare gli uccelli, affida a San Ciccillo (Innocenti Marcello) e a San Ninetto (Innocenti Ninetto), il compito di evangelizzare i falchi ed i passeri . Ninetto cade nel panico mentre Ciccillo lo invita alla calma; per capire come comunicare con i falchi Ciccillo si inginocchia in meditazione e preghiera per un anno intero, ascoltando i versi degli uccelli; Ninetto nel frattempo osserva l’amico pregare . Dopo un anno di preghiera Ciccillo riesce ad evangelizzare i falchi ma il compito non è concluso, mancano infatti i passeri. Solo dopo molto tempo riuscirà ad evangelizzare i passeri, tempo che Ninetto usa per diffondere la notizia del miracolo compiuto da Ciccillo con i falchi, scatenando quindi l’euforia di malati e storpi che sperano di farsi guarire dal frate. La fatica di Ciccillo viene ripagata, ma subito dopo aver insegnato la parola di Dio ai passeri, si accorge che i falchi mangiano i passeri; Ciccillo riferisce l’accaduto a San Francesco che gli spiega che comunque possono andare d’accordo e profetizza l’avvenire di un uomo dagl’occhi azzurri, Marx, che cambierà il mondo.
La narrazione si sposta di nuovo lungo la strada percorsa dal corvo e dai due protagonisti che non hanno ben capito la storia appena raccontata. Finalmente i due sembrano giunti ad una meta, una vecchia casa di loro proprietà messa in affitto; devono riscuotere l’affitto a una famiglia molto povera che non ha più nulla da dare per pagare i proprietari, Totò dopo una lite pietosa se ne va disprezzando la povera famiglia di contadini, ma viene ripreso dal corvo che lo avvisa: “i pesci piccoli sono mangiati da quelli grandi”.
Il cammino prosegue e i due protagonisti assieme al corvo giungono alla casa del proprietario della loro abitazione: costui come poco fa avevano fatto loro, non ha pietà e minaccia di denunciarli se non dovessero a breve pagare l’affitto. La profezia del corvo si era avverata e i due protagonisti iniziano ora a capire le parole e il racconto del corvo.
Ciccillo e Ninetto pensano ad una possibile rivalsa sociale, ma poi improvvisamente il film si sposta su un altro scenario, il funerale di Togliatti.
Il film si conclude con la morte del corvo ammazzato e mangiato proprio da Ciccillo e Ninetto, che si giustificano dicendo che comunque prima o poi qualcuno lo avrebbe ammazzato. I due poi proseguono verso la loro meta ancora ignota.

Questo film si distacca completamente dal realismo dei primi film di Pasolini, e si avvicina più ad una “favola surrealista” incentrata sui conflitti che dominano il regista a proposito di ideologia politica. Alla tensione tragica si sostituisce una pesante ironia, insolita anche per lo stesso Totò che ha interpretato la parte di Ciccillo.
Il tema centrale dice Pasolini è “la crisi del marxismo della Resistenza e degli anni Cinquanta, poeticamente situata prima della morte di Togliatti, subita e vissuta, dall’interno, da un marxista, che non è tuttavia disposto a credere che il marxismo sia finito.” Il corvo infatti è metafora del pensiero dell’autore, di Pasolini, Totò e Ninetto rappresentano invece, gli italiani innocenti che non sono partecipi della storia e che ne verranno a conoscenza sulle proprie spalle divenendone poi padroni e coscenti.
Il messaggio finale non è certamente ottimistico, anzi riflette una crisi delle ideologie marxiste nella società moderna ma vanno comunque sottolineate alcune frasi importanti pronunciate nel film, che lasciano intravedere una speranza futura anche se lontana che conforta anche solo marginalmente la situazione proposta, dice infatti il corvo: “io non piango sulla fine delle mie idee, perché verrà di sicuro qualcun altro a prendere in mano la mia bandiera e portarla avanti! E’ su me stesso che piango…”.