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ACCATTONE
scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini (1961)
La
vicenda: Accattone è il soprannome di Vittorio,
un ragazzo di borgata come tanti che passa il tempo
con gli amici senza far nulla. Vive in una baracca,
non ha un lavoro e si fa mantenere da una prostituta,
Maddalena. Una notte però Maddalena viene arrestata
e Accattone si ritrova solo senza soldi e senza cibo;
egli chiederà aiuto alla ex moglie ma senza ottenere
nulla. Poi Accattone incontra Stella, una ragazza di
cui inconsciamente si innamora, ma che inizialmente
tenterà di far prostituire per rimpiazzare Maddalena.
Non riuscendo a convincere la ragazza Accattone inizia
a rubare per poter tirare avanti, Stella cercherà
di convincerlo ad iniziare una vita normale, e lo incita
a trovarsi un lavoro. Accattone però non riesce
ad ambientarsi come se il mondo comune gli fosse completamente
estraneo, lascia quindi il lavoro e riprende a rubare.
Colto sul fatto dalla polizia Accattone improvvisa una
fuga durante la quale perderà la vita cadendo
dalla moto.
Accattone rappresenta la trasposizione
cinematografica dei precedenti lavori letterari di Pasolini.
Tra "Accattone" e "Una vita violenta"
ci sono molti punti in comuni, i luoghi, i protagonisti,
il modo di raccontare; ma vi sono anche tante differenze
che Pasolini stesso sottolinea, come ad esempio l'ideologia
politica.
Il riscatto da una vita ai margini della dignità,
che Tommasino trova nell'ideologia marxista è
legata agli avvenimenti politici di quel momento in
Ungheria, dove il rovesciamento dell'epoca staliniana
da vita ad un rinnovamento dei partiti comunisti. Questi
eventi per Pasolini sono esempio di prospettive migliori,
di speranze che egli traduce nel piano letterario offrendo
a Tommasino una possibilità che invece non viene
offerta ad Accattone.
Accattone infatti si pone come contraddizione del sistema
sociale e politico italiano degli anni sessanta. Dietro
il servilismo e la vitalità del governo Tambroni,
secondo Pasolini si nascondevano tutti gli antichi mali
del nostro paese. Accattone quindi è simbolo
di miseria materiale e morale, di ansia sbandata, di
sensualità senza ideali. Non c'è altra
soluzione attorno a lui, ne speranza politica, l'unica
salvezza da una vita miserabile è la morte. Pasolini
stesso afferma che la morte di Accattone deve essere
una condanna nei confronti della condizione borghese.
In questo film resta comune all'opera letteraria la
condizione del sottoproletariato. La mancanza di un
riscatto, di una possibilità per i personaggi
del film, primo tra tutti Accattone, però crea
una atmosfera opprimente, claustrofobica. I luoghi tetri
delle baracche, la condizione di ignoranza e rassegnazione
sono talmente crudi e reali da sembrare fuori dal tempo.
Gli attori che interpretano i personaggi non sono professionisti
ma ragazzi di borgata, della stessa borgata che fa da
scenario al film. Questa scelta di Pasolini vuole sottolineare
il concetto di soggetto incontaminato, puro quale il
ragazzo di borgata, che non può essere rappresentato
che da esso stesso. Lo stile cinematografico di Pasolini
in questo film è alquanto grezzo: il montaggio
spesso è nervoso e alterna inquadrature con ritmi
troppo diversi tra loro; la luce è dominante
ma non in chiave simbolica, un uso inconsapevole della
luce rende la scena, avvolte, accecante.
Questo dimostra la mancanza di tecnica cinematografica
in Pasolini che però gli permette di sperimentare
nuove narrazioni del reale non condzionate dal linguaggio
cinematografico tradizionale.
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